ottobre 30th, 2009

Walt Whitman
gennaio 7th, 2009

Ciò che dicono dell’India è vero, tutto vero. Ed è anche completamente falso.
E’ meravigliosa, è terribile; ti accoglie, ti respinge; ti rigenera e ti distrugge. Se sei fortunato (destinato?), scioglie i nodi dell’anima, mai i dubbi della mente: è il suolo antico su cui Shiva – tremendo e salvifico – compie la sua danza ipnotica, l’unico luogo dove il “velo”, talvolta, pare lacerarsi: Maya trionfa ed è vinta, serba il suo mistero ed è svelata. L’India è il paese delle contraddizioni profonde, di tanto in tanto apparenti. Delle infinite possibilità e della pigra rassegnazione al karma. E’ un crogiolo di conflitti e di incomprensioni, culla di speranze e menti brillanti, di grandi anime, di idee ed individui rivoluzionari. E’ la terra “madre” di milioni di orfani, diseredati, derelitti: folla maleodorante di umanità disperata. Può voler essere, e non di rado, la copia riveduta e corretta dell’Occidente ricco, ma conserva comunque una sorta di frivola incredulità, un fervore religioso quasi infantile, meticoloso, sorprendentemente efficacie e, a quanto pare, gratificante. In questo “angolo” di mondo esplodono i colori: l’armonia è data (= causata= generata) dal caos, la felicità dal dolore, la realizzazione dalla fatica; si moltiplicano e confondo gli odori e i sapori, salgono al cielo ritagliato tra la paglia delle baracche, vapori invitanti e rivoltanti, unguenti, incensi intrinsecamente mistici, più spesso chimici, bastoncini ascetici per turisti. Si racconta, poi, di un’India magica, improbabile, patria di una Divinità esibizionista e vanitosa, ma tanto più saggia e lungimirante, certo piuttosto ironica e pungente. Io stessa ho sognato e cercato l’India di Yogananda, del “Diario indiano” di Gora Devi, della rivoluzione non-violenta del Mahatma; e alcune delle cose sopra dette le ho anche viste con i miei occhi, altre le ho solo sentite, o magari immaginate. Ma c’è di vero che l’India ti commuove, e non solo per i visi sporchi e gli occhi grandi dei poveri: ti commuove perché non puoi fare a meno di sentirne la mancanza. Quel che c’è di vero, sopra e prima di tutto, è comunque la Terra: è lei che, tre anni fa, mi ha fatto innamorare di sé con uno squarcio appena di luna, con il rosso odoroso della terra, in campagna, con quell’aria sospesa nel tempo, un po’ malconcia e un po’ vestita a festa. E’ per una semplice immagine scolpita nel mio cuore che ora, a distanza di tempo, ancora sospiro davanti ad una foto incontrata casualmente.
Per un tuo sospiro
io do sfogo
a viventi note
di gioia
o di dolore.
Sono una sola cosa
col tuo canto,
che sia
mattutino
o notturno,
che entri
tra i raggi del sole
o tra le ombre
della sera.
Se dovessi
Perdermi nella fuga
di questa musica,
non ne patirei,
tanto
questa melodia
m’è cara.
novembre 24th, 2008
As I couldn’t help falling in love with Flaubert’s major work “Madame Bovary” (can you feel the sarcasm, yes?), now I can’t fail to quote Pennac and his blessed decalogue. Was it ever spoken a wiser rule book?
(The last one is by far my favourite)
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1 |
The right not to read |
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2 |
The right to skip |
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3 |
The right not to finish a book |
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4 |
The right to read it again |
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5 |
The right to read anything |
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6 |
The right to mistake a book for real life (the textually contagious bovarism disease) |
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7 |
The right to read anywhere |
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8 |
The right to dip in |
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9 |
The right to read out loud |
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10 |
The right to be quiet |
novembre 5th, 2008
“Allora, allora,” disse Diotallevi, “questi Templari…”
“No, adesso per piacere non mettetemi in crisi…Sono cose che potete leggere dappertutto…”
“Siamo per la tradizione orale,” disse Belbo.
“E’ più mistica,” disse Diotallevi. “Dio ha creato il mondo parlando, mica ha mandato un telegramma.”
“Fiat lux, stop. Segue lettera,” disse Belbo.
“Ai Tessalonicesi, immagino,” dissi.
- Da “Il pendolo di Foucault” (Binah, 13) – U. Eco -
English version:
ABOUT WORLD’S CREATION. AND STUFF.
“God created the world by speaking. He didn’t send a telegram” Diotallevi said.
“Fiat lux, stop. Letter follows” replied Belbo.
“To the Thessalonians, I guess”
- from “Foucault’s Pendulum” by Umberto Eco
novembre 3rd, 2008
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro ”
httpv://it.youtube.com/watch?v=jD45TQIfcoo
Degli altri.